Come far convivere il gioco con la falsa moralità e le necessità del fisco

Come far convivere il gioco con la falsa moralità e le necessità del fisco

Il tentativo di trovare un equilibrio tra gioco e moralità senza danneggiare il fisco nel nostro Paese, ci richiama alla memoria la vecchia saga del contadino che voleva trasferire oltre il fiume un lupo, una capra e un cavolo.

 

Un fantastico viaggio attraverso le molteplici implicazioni del gioco legale italiano deve necessariamente iniziare dallo Stato che ha legalizzato il gioco per soldi, impropriamente chiamato azzardo dal quale, mentre trae ingenti risorse erariali, rimedia al danno che il gioco produce spendendo soldi per la cura dei cittadini che lo amano esageratamente

Prima di entrare in argomento va subito chiarito che, anche prima della legalizzazione, una buona percentuale dei nostri concittadini giocava illegalmente e perdeva, talvolta anche tutti i propri beni, ma il perdente taceva, come taceva anche la famiglia per non aggravare la posizione legale del congiunto/a.

Il danno del gioco, che si svolgeva nelle bische, veniva scontato dai sacrifici economici che subivano i familiari, ma dove non c’è il ladro non esiste il furto, e il gioco procedeva senza clamore.

 

Il gioco legale ha risvegliato lo spirito di moralità

 

I cosiddetti benpensanti tentano disperatamente di sottoporre l’attività del gioco ai precetti dettati dalla moralità, ma l’operazione non è semplice da proporre ai cittadini perché fa immediatamente sorgere in loro le domande: Cos’è la moralità? Chi la invoca e a Cosa serve?

Nessuno saprà rispondere esaurientemente a tali domande o semplicemente definire in modo chiaro cosa sottintende il termine “moralità”, né entro quali modalità è inteso un comportamento morale se non obbedendo ai dogmi inventati dalle religioni che hanno coniato una parola dal significato ambiguo per promuovere o vietare, a proprio piacimento, alcuni comportamenti e attitudini poco gradite alle autorità ancorché preferite dal genere umano. Nel nostro emisfero occidentale la religione cattolica, unitamente ad altre religioni monoteiste, nelle loro diverse visioni spirituali, hanno spesso confuso la moralità con la convenienza di mantenere il controllo sui cittadini. Però serviva una possibilità di redenzione per coloro che mostravano poca inclinazione verso l’auto-declamata moralità e allora inventarono il peccato, con il conseguente perdono che ogni credente può invocare attraverso la “confessione”, il cui effetto salvifico nessuno può negare se aspira ad un angolino del Regno dei Cieli quando dovrà rispondere ad un giudice che non accetta bugie. Completato il “pacchetto moralità”, la naturale conseguenza è stata la richiesta di un comportamento rispettoso delle regole che la costituiscono: La buona creanza, la dedizione alla vita sociale e al lavoro, la cura della famiglia, e non poteva mancare l’obbligo di frequentare i luoghi di culto. In un mondo moralizzato a propria misura perché implica il concetto casa-chiesa-lavoro, è altrettanto facile capire che il benessere creato da una vita dedita esclusivamente al lavoro ha accresciuto negli esseri umani il desiderio di vivere una vita terrena più divertente anche rischiando di cadere nella trappola del divertimento eccessivo, e tuttavia l’uomo consapevole voleva provare il particolare godimento del gioco che la sola moralità di per sé non poteva e non può offrire.

La moralità poi contiene il trucchetto dell’applicazione che si materializza nelle forme tipiche dell’energia alternata perché viene usata dal Potere a seconda dei casi e delle convenienze. Infatti nessuno si sarebbe mai sognato di ritenere immorali le Crociate, anzi venivano espressamente richieste e benedette dai Papi e dai Regnanti. E quanti cittadini, si presume moralizzati, hanno protestato per l’immoralità delle dittature che lo scorso secolo hanno dilagato in Europa, dalla Spagna alla Russia? Molto pochi! E i pochi che hanno protestato hanno pagato duramente per la loro onestà morale! Sono state azioni morali le deportazioni a sfondo razziale e religioso? Ma tutto ciò non ha mosso di un millimetro lo spirito moralista dei ciarlatani della moralità.

 

La trappola del divertimento senza soluzione?

 

Potremmo disquisire per ore dei “letali” impulsi che l’Homo Sapiens subisce dal desiderio di divertirsi sia esso il Gioco, il sesso, il possesso di automobili dispendiose, il desiderio di lussi inutili, l’assunzione di alcol, droghe ecc., ma ci limitiamo a constatare che nel 21mo secolo esiste ancora una schiera di individui che, per il solo gusto di custodire una ortodossia fatua, confondono ancora oggi la moralità con il diritto, sancito dalla legge, degli individui di divertirsi. Il che non è solo un anacronismo, ma un plagio. E’ uno schiaffo al pensiero razionale esorcizzare la moralità da tanti mistificatori di uno Stato moderno in una società avanzata, mentre dilagano guerre dimenticate che nessun moralista reputa immorali o assistere al progressivo impoverimento di ampia fascia della popolazione che percepisce salari da schiavi in un mercato affidato a profittatori e speculatori che hanno eretto a divinità il consumismo sfrenato Tutto ciò è morale, ma il gioco legale No!

Proviamo una profonda indignazione nei confronti dell’arbitrarietà di tali giudizi e tuttavia lo Stato si trova nella condizione di risolvere il dilemma Gioco-si – Gioco-no, non tanto per ragioni morali, ma nel disperato tentativo di preservare il diritto di esercitare il libero arbitrio ai comuni cittadini. Infatti le ferree regole della moralità colpiscono sempre i ceti meno abbienti ai quali i moralisti profetizzano le fiamme dell’inferno riservate ai peccatori irredenti mentre ai potenti, ai ladri, ai malandrini, agli usurpatori, agli sfruttatori non serve la confessione, ne devono temere le fiamme dell’inferno perché le indulgenze ai loro peccati se le possono comprare. Comunque resta sempre dovere dello Stato trovare il giusto equilibrio sociale nell’espletazione di qualsiasi attività e molti Stati hanno provveduto a mitigare gli effetti economici del gioco legale emanando leggi ragionevoli, praticabili, ben formulate che non consentono al gioco di depauperare i beni dei giocatori e nel loro interesse hanno stabilito l’entità delle perdite per ora di gioco che un cittadino può sostenere, esattamente come succede in altre pratiche “MORALI” dello svago. Anche gli stessi gestori del gioco hanno ben accolto le disposizioni dei loro Stati, mentre l’Italia resta ancora in mezzo al guado perché ha preferito mettere al lavoro una nutrita schiera di pseudo-esperti in cerca di soluzioni cervellotiche.

Per aiutare lo Stato italiano ad uscire dalla strettoia del gioco sono scese in campo le organizzazioni NO Slot, filosofi, psicoterapeuti, le autorità sanitarie coadiuvate da un esercito di politici e sapienti.  Tutti schierati contro il gioco, soprattutto quello delle slot, anche se mossi da interessi di altra natura. Piovono proposte di limitare gli orari del gioco, di allontanarlo dai cosiddetti luoghi sensibili o di esiliarlo in speciali enclaves della perdizione e alcuni super-moralisti ne chiedono il divieto assoluto.

Una ulteriore chiave di lettura che vuole evidenziare i letali effetti del gioco per soldi ce la offre la statistica che riporta perdite apocalittiche e numeri impressionanti di partecipazione dei cittadini al gioco. Se i dati statistici sono veritieri, c’è da chiedersi: Ma quanto piace giocare all’essere umano? E se gli piace tanto, perché vietarglielo?

Non esiste motivazione migliore di introdurre un divieto tombale sul gioco se non quella della moralità e i sociologi, non potendo rifarsi ad argomenti più convincenti per riconoscere “Se il gioco per soldi è autorizzato dallo Stato”, arbitrariamente affermano “Ma su tale attività grava il disgusto della società”. Senza ripetere che lo Stato non è qualcosa di fisico, smontabile e rimontabile a piacimento, ma una entità sociale che rappresenta gli interessi di tutti i cittadini che hanno votato i loro rappresentanti i quali, a loro volta, hanno approvato la legge che autorizza il gioco, e volendo anche dimenticare le normative europee che ritengono il gioco per soldi un servizio inalienabile, chiediamo loro: “Perché mai sul gioco dovrebbe gravare il disgusto della società se tanti lo chiedono, conoscete voi il piacere e gli effetti psicologici benefici che il divertimento produce nell’essere umano. Nessuno vi vieta di promuovere comportamenti virtuosi, ma per favore non confondete la moralità con i diritti civili dei cittadini”.  La moralità non ha nulla a che dividere con le attività umane che ognuno può svolgere a proprio piacimento (divertimento, lavoro, ecc.) nel rispetto delle leggi, infatti i più lungimiranti hanno già adottato un linguaggio prudente perché sanno che vietare il gioco legale per soldi non lo eliminerebbe, semmai lo delocalizzerebbe, e tuttavia si consolano avanzando l’ipotesi “porre ostacoli al gioco potrebbe limitarne la pericolosità”. Il Gioco non è pericoloso se lo Stato lo regola in modo equo e lo controlla, invece produce benessere per tutti incluso l’erario. In una ondata di ipocrisia qualche rappresentante dello Stato afferma che non si vuole trarre profitto da un comportamento immorale ma, in barba alla salute dei cittadini, sanno di non poter rinunciare al gettito fiscale che produce il gioco per soldi, perciò fanno spallucce e come palliativo indicono Conferenze, Seminari, Incontri, sapendo bene che nulla cambierà. Tutta la vicenda ha del surreale e, se proprio ci vogliamo infilare la “morale”, ci sarà pure qualche falla in questa sbandierata “moralità” se pochi la scelgono a guida dei loro comportamenti, anzi veramente immorale appare il comportamento di quei Parlamentari che rinnegano la moralità della legge che hanno loro stessi votato per legalizzare il gioco per soldi.

Uno Stato laico non ha il diritto di moralizzare i comportamenti dei cittadini a sua discrezione, salvo tornare alla pratica della “santa inquisizione”. Lo Stato democratico deve pretendere il rispetto delle leggi che il parlamento emana e gestire gli interessi delle aziende e dei cittadini con equità ed onestà, né deve lasciarsi coinvolgere in teorie dogmatiche, altrimenti Si che è uno Stato immorale. Il tentativo in atto di manipolare l’opinione dei cittadini è evidente, ma essi non credono ai mistificatori e sanno bene che, con buona pace della moralità, con questo stratagemma si tenta di trasferire il Cavolo indenne aldilà del fiume, la capra continuerà a brucare l’erba nell’altra sponda, mentre il lupo (gioco) sopravviverà, ma dovrà vedersela con le forze mistificatrici che lo perseguitano da sempre.

Siamo impazienti di assistere alla fine di questa Farsa, nella consapevolezza che i cittadini dell’era cibernetica non credono ai mistificatori!

 

Massimo Ranalli

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