La Consulta non ha “favorito” il gioco d’azzardo

La Consulta non ha “favorito” il gioco d’azzardo

Parliamo dell’editoriale di Ferruccio de Bortoli che titolava: “Se anche la Consulta non vede il gioco d’azzardo” e che trattava essenzialmente dell’obbligo di distanziometro.

Il sig. de Bortoli aveva scritto che la Corte Costituzionale aveva fatto cadere la norma sul distanziometro delle sale per il gioco d’azzardo dai luoghi sensibili. Di fatto la Consulta non ha affatto eliminato il principio del distanziometro, né ha cancellato l’intervento volto alla prevenzione della ludopatia. Ma ha semplicemente censurato una specifica applicazione normativa che risultava incompatibile con il principio di proporzionalità e con i limiti alla discrezionalità del legislatore regionale. Non ha nemmeno affermato che la libertà dì impresa debba prevalere sulla tutela della salute e ha ribadito che i due diritti devono essere bilanciati e che le norme preventive, anche severe, devono essere costruite con coerenza giuridica e rispetto del principio di legalità.

L’editoriale attribuisce alla Corte una scelta politica.

Ciò che fa discutere è l’errore quando si afferma che la Consulta si è resa al potere delle lobby del gioco. La verità è che la Corte ha invitato il legislatore e intervenire meglio, non a desistere, e ha auspicato, la possibilità di una regolamentazione più efficace e rispettosa dei criteri costituzionali. Poi anche la questione che la libertà dì impresa prevale sulla salute se strumentalizzata a fini elettorali, ha suscitato profondi commenti. L’ex Ministro della salute, Renato Balduzzi, ha ultimamente scritto una critica sulla   pronuncia della Corte Costituzionale nella quale spiega: “La pronuncia della Consulta fa cadere la norma del 2012 che prevedeva l’obbligo di un necessario distanziometro delle porte di accesso del gioco d’azzardo nei cosiddetti luoghi sensibili come ad esempio le scuole. La Corte ha ritenuto   il provvedimento indeterminato e tale da limitare la libertà d’impresa, oltre a quella individuale. Poi Balduzzi ammette che la norma del Governo di cui fa parte era lacunosa e lamenta che le sue finalità non siano state tutelate. In un caso del genere la libertà d’impresa può aver prevalso sulla tutela della salute. Insomma visto tutto quello che c’è online, allora possiamo dire che stiamo vivendo una realtà amara e che il potere delle lobby del gioco può aver prevalso sulla tutela della salute soprattutto nelle persone fragili.

L’Avv. Ripamonti replica

Dopo L’articolo apparso su Avvenire del Ministro Balduzzi, l’Avv. Ripamonti ha esordito rivendicando la legittimità giuridica del suo intervento dinanzi alla Corte. Ripamonti afferma: ”La Consulta ha riconosciuto che quella norma era inefficacie e sproporzionata, colpiva il gioco legale senza colpire la ludopatia. Bastava una telefonata per aggirarla, mentre si limitava la libertà dei cittadini. Poi ha ricordato: Già nel 2004 la Consulta affermò che può rappresentare una espressione della personalità, un’attitudine, un passatempo; l’accesso non il gioco in sé è un problema”. L’esimio Avvocato non ha solo difeso il suo punto di vista, ha lanciato una riflessione più larga sulle vere priorità nel contrasto alla ludopatia, sul ruolo del diritto nel bilanciare le libertà individuali a tutela collettiva e sull’importanza di evitare strumentalizzazioni anche quando il tema, come in questo caso, tocca i nervi scoperti dell’opinione pubblica.

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