ACADI dà i numeri del gioco con vincita in denaro

ACADI dà i numeri del gioco con vincita in denaro

L’Associazione dei Concessionari del gioco pubblico italiano ha pubblicato uno studio sul settore del gioco legale che dimostra come il gaming ha dato tanto alle casse dello Stato, ma ha bisogno di soluzioni omogenee e stabili.

Lo studio di ACADI sul settore del gioco con premi in denaro riferisce di 10 miliardi di contributo fiscale diretto, 78.000 occupati e 2 miliardi di consumi indotti a fronte di 275 miliardi di spesa negli ultimi 20 anni e precisa che la spesa è stata originata dall’emersione del gioco illegale e la conseguente emersione dell’economia illegale. Non sono numeri di poco conto quelli che ACADI riporta nella sua rassegna, se consideriamo che nel complesso il gioco con vincite in denaro ha contribuito per l’1,1 % al PIL nazionale, ma resta sempre aperta la “questione territoriale”.

Ovviamente la cosiddetta questione territoriale riguarda le nuove regole emanate dalle Regioni, Province e Comuni in mancanza di un regolamento nazionale, richiesto dal 2012, che ha indotto le Amministrazioni locali a legiferare in proprio stabilendo le distanze minime dai cosiddetti luoghi sensibili che alcuni Comuni hanno stabilito fino ad un massimo di 500 metri, le fasce orarie differenziate tra località e località e altre limitazioni come il divieto d’apertura di nuovi luoghi del gioco, ecc. che, però, hanno spesso avuto effetti contrari agli scopi per i quali sono state introdotte.

ACADI afferma che le limitazioni hanno riacceso il fuoco dell’illegalità

 Della ripresa del gioco illegale se ne parla poco e comunque non interessa più di tanto i nostri legislatori, ma è altrettanto vero che ha un forte impatto sulla situazione economica delle famiglie e ha ridotto notevolmente la redditività delle imprese che operano nella piena legalità. I Concessionari sostenuti da Confcommercio hanno da tempo chiesto che la sostenibilità del gioco con vincita in denaro: “Doveva e deve essere un obbiettivo condiviso e promosso non solo da loro, ma anche dalla politica e dalle istituzioni locali e centrali”. Le cose non sono andate così con il “Governo Renzi”, che ha rinviato per anni la famosa Conferenza Unificata Stato-Regioni, e con il nuovo la Legge di Bilancio ha fatto il resto. Tralasciando la sostenibilità economica e sociale, il gioco pubblico è stato usato come bancomat per fare cassa, alla faccia della declamata salvaguardia della salute delle famiglie. Ora Acadi torna a chiedere maggiore dialogo tra la politica e gli attori del gioco legale. Speriamo che abbia successo, ma noi dubitiamo!

 

M.R.

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